
«Sì,» rispose. «Le ho detto quanto ti piace l’università.»
«Bene. C’è un concerto in facoltà domani sera. Brubaker ha chiesto se ci andavamo. Li ho invitati a prendere il caffè dopo il concerto. Hai alzato di nuovo il riscaldamento?» disse. Guardò il termostato e lo abbassò a 15 gradi. «Lo avevi portato a 26 gradi. Proprio non vedo l’ora di ricevere la prima bolletta del gas. L’ultima cosa che mi serve è una bolletta da duecento dollari, Elizabeth. Ti rendi conto di quanto ci costa questo trasloco?»
«Sì,» disse Elizabeth. «Me ne rendo conto.»
Aveva rialzato il termostato appena lui se ne era andato, ma non era servito a molto. Si mise indosso un maglione e l’impermeabile, e si diresse al campus.
La pioggia aveva smesso di scendere a un certo punto della notte, sul viale centrale, ancora bagnato, e una ragazza con l’impermeabile giallo salì sul marciapiede. Vi camminò per un po’, con la testa piegata, come se osservasse qualcosa per terra, poi tagliò attraverso il prato umido in direzione di Gunter.
Elizabeth entrò nella Carter Hall. La ragazza che la aveva aiutata il giorno prima era appoggiata al bancone e prendeva appunti da un libro. Indossava una gonna pieghettata e un maglione come quelli che Elizabeth aveva portato al college.
«I modelli dei vestiti che indossavamo a quei tempi sono di nuovo in voga,» le aveva detto Tib quando avevano pranzato insieme. «Quei completi abbinati maglione e gonna e quelle orribili scarpe col tacco basso che ci andavano sempre strette. E quei mocassini da quattro soldi.» Era arrivata a! terzo daiquiri alla pesca e la voce le si era calmata ogni volta di più, cosicché sembrava quasi la Tib di una volta. «E i vestiti da cocktail! Ti ricordi quell’abito color ruggine che avevi, con il collo rientrante e la gonna lunga con il disegno in rilievo? Mi è sempre piaciuto quel vestito. Ti ricordi quando me lo hai prestato per il ballo degli Angel Flight?»
