«Sì,» disse Elizabeth, e prese il conto.

Tib provò a rimescolare il daiquiri alla pesca col ramoscello di menta, ma le sfuggì di mano e cadde in fondo al bicchiere. «Davvero, mi ci portò solo per essere gentile.»

«Lo so,» disse Elizabeth. «Allora, quanto devo pagare? Sei e cinquanta per le crépes e due per il vino. Vogliono anche la mancia qui?»

«Mi serve un altro modulo per la richiesta di lavoro,» spiegò Elizabeth alla ragazza.

«Ma certo.» Quando la ragazza andò a prenderlo negli schedari, Elizabeth notò che portava delle scarpe col tacco basso come quelle che aveva indossato lei al college. Elizabeth la ringraziò e infilò il modulo nella borsetta.

Di ritorno passò vicino al suo dormitorio. Il verme era ancora lì. Il marciapiede era quasi asciutto, e il verme era di un rosso più scuro del normale. «Avrei fatto meglio a metterlo nell’erba,» disse ad alta voce. Sapeva che era morto, ma lo prese e lo mise lo stesso nell’erba, perché nessuno lo schiacciasse. Era freddo al tatto.


Sandy Konkel giunse nel pomeriggio con indosso un completo pantalone di poliestere grigio. Aveva in testa una giacca bagnata da scuola superiore con le iniziali stampate sopra. «John mi ha prestato la giacca,» disse. «Io non ne avrei indossata nessuna oggi, ma John mi ha detto che mi sarei bagnata tutta. Era vero.»

«Forse è meglio che la indossi,» disse Elizabeth. «Mi dispiace che faccia così freddo qua dentro. Temo che ci sia qualche problema con la caldaia.»

«Io sto bene così,» disse Sandy. «Sai, ho scritto un articolo su tuo marito, che è stato nominato nuovo vice preside, e gli ho chiesto di te, ma non ha detto che avevi frequentato il college qui.»

Si era portata dietro un grosso quaderno di appunti. Lo aveva organizzato in sezioni etichettate. «Per prima cosa, potremmo anche sbrigare questa faccenda degli ex allievi, e poi si può chiacchierare.



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