«E Chuck tornò indietro?» chiese lei.

«Certo,» rispose Sandy, aggrottando la fronte, e poi sogghignò. «Ma non abbastanza presto. Comunque, è quasi scuro e arriva un camion con le luci spente, si affaccia un tipo e dice: “Ciao bellezza, serve un passaggio?”» Sorrise rivolta alla tazza di caffè come se lo sentisse ancora mentre lo diceva. «Era orribile. I capelli gli arrivavano fino alle orecchie e aveva le unghie nere. Si pulì la mano sulla maglietta e mi aiutò a salire sul camion. Quasi mi staccò il braccio dal resto del corpo, e poi disse: “Pensavo là che avrei fatto un giro un minuto da queste parti e poi me ne sarei andato. Sai, sei fortunata ad incontrarmi. Di solito non vado in giro la notte perché ho le luci rotte, ma avevo una gomma a terra.”»

È felice, pensò Elizabeth, tenendo una mano sopra alla tazza di caffè per scaldarsela.

«Mi riportò a casa e lo ringraziai, e la settimana dopo si fece vedere alla casa dei Phi e mi chiese un appuntamento, e io fui così sorpresa che ci andai, e lo sposai, e abbiamo quattro bambini.»

La caldaia ci dava dentro, ed Elizabeth riusciva a sentire l’aria che veniva fuori da sotto il tavolo, solo che era fredda. «Sei uscita con lui?» le chiese.

«Difficile da credere, eh? Cioè, a quella età riesci solo a pensare a te stessa. Ti preoccupi così tanto che gli altri non ridano di te o ti facciano del male, che non riesci proprio a vedere nessun altro. Quando la mia compagna dell’associazione femminile mi disse che lui era di sotto, riuscivo solo a pensare al suo aspetto, con i capelli lisciati all’indietro con l’acqua e le unghie che aveva dovuto pulire con un temperino, e alle chiacchiere della gente. Per poco non gli mandai a dire che non c’ero.»



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