«E se l’avessi fatto?»

«Immagino che sarei ancora Sondra Dickeson, quella con la puzza al naso, un destino peggiore della morte.»

«Un destino peggiore della morte,» ripeté Elizabeth, quasi rivolta a se stessa, ma Sandy non la udì. Era completamente immersa nel raccontare la storia che ripeteva tutte le volte che qualcuno si trasferiva in città, e non c’era da stupirsi che le piacesse fare la rappresentante degli ex allievi.

«La mia compagna di associazione mi disse: “Ci vuole davvero un intestino resistente per venire qui così, pensando che uscirai con lui,” e io pensai a lui, che stava seduto laggiù mentre gli altri lo deridevano e lo ferivano, per cui mandai all’inferno la mia compagna di stanza, scesi di sotto ed ecco come è andata.» Guardò l’orologio della cucina. «Buon Dio, è così tardi? Devo andare subito a prendere i bambini.» Scorse col dito lungo la lista dei dispersi senza speranza. «Sai niente di Dallas Tindall, May Matsumoto, Ralph DeArvill?»

«No,» rispose Elizabeth. «Sulla lista c’è Tupper Hofwalt?»

«Hofwalt.» Sfogliò diverse pagine. «Si chiamava proprio Tupper?»

«No, Phillip. Ma lo chiamavano tutti Tupper perché vendeva Tupperware.»

Alzò lo sguardo. «Me lo ricordo. Tenne una riunione Tupperware nel nostro dormitorio quando ero matricola.» Ritornò alla sezione Trovato e ricominciò a cercare da capo.

Aveva proposto a Elizabeth e Tib di organizzare una riunione Tupperware nel dormitorio. «Come co-padrone di casa sarete in grado di guadagnare punti per una macchinetta del popcorn.» aveva detto. «Non dovete fare nulla, solo portare un po’ di spuntini, le mamme vi mandano sempre biscotti, no? E sarò in debito di un favore con voi.»

Avevano tenuto la riunione nel salone del dormitorio. Tupper gli appuntava nomi di gente famosa sulla schiena, e dovevano indovinare chi erano facendo delle domande su se stessi.



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