
Elizabeth era Twiggy. «Sono una ragazza?» chiese a Tib.
«Sì.»
«Sono carina?»
«Sì,» aveva risposto Tupper prima che lo facesse Tib.
Dopo che lo indovinò, se ne andò al tavolo dove Tupper stava preparando la sua esposizione di scatole di plastica e gli si inginocchiò vicino. «Pensi davvero che Twiggy sia carina?» gli chiese.
«Chi parlava di Twiggy?» disse. «Ascolta, volevo dirti…»
«Sono viva?» domandò Sharon Oberhausen.
«Non lo so,» disse Elizabeth. «Girati così vedo chi sei.»
Il cartellino sulla sua schiena diceva Mick Jagger.
«Difficile a dirsi,» rispose Tupper.
Tib era King Kong. Ci aveva messo un secolo a capirlo. «Sono alta?» chiese.
«In confronto a cosa?» aveva chiesto Elizabeth.
Appoggiò le mani sui fianchi. «Non so. L’Empire State Building.»
«Sì,» disse Tupper.
Non gli fu affatto facile farle smettere di chiacchierare per presentare loro il portaburro, il contenitore per torte e gli stampini per i ghiaccioli. Mentre riempivano i buoni d’ordine, Sharon Oberhausen disse a Tib: «Hai già un appuntamento per il Ballo del Raccolto?»
«Sì,» rispose Tib.
«Vorrei averne uno anch’io,» disse Sharon. Si allungò davanti a Tib. «Elizabeth, ti rendi conto che ognuno nel Corpo Addestramento Ufficiali in Riserva deve avere un appuntamento altrimenti ti mettono in servizio durante il fine settimana? Con chi ci vai, Tib?»
«Ascoltate, voi,» disse Tib, «più comprate e più probabilità abbiamo di vincere la macchinetta per il popcorn, che poi metteremo in comune.»
Avevano comprato una torta e un gelato con scaglie di cioccolato. Elizabeth tagliò la torta nel cucinino del dormitorio, mentre Tib la metteva nei piatti.
«Non mi hai detto che avevi un appuntamento per il Ballo del Raccolto,» disse Elizabeth. «Con chi? Quel ragazzo che viene a lezione di psicologia educativa con te?»
