«No.» Infilò un cucchiaio di plastica nel gelato.

«E chi allora?»

Tupper entrò in cucina con un catalogo. «Siete solo a venti punti dalla macchinetta per il popcorn,» disse. «Sapete che vi serve, ragazze?» Girò un pagina e indicò una scatola di plastica bianca. «Un contenitore per gelato. Porta due chili di gelato, e quando ne volete dovete solo aprire questa linguetta,» — indicò un rettangolo di plastica piatta — «e tagliarne una fetta. Non sarete più costrette a scavarci intorno e sporcarvi tutte le mani.»

Tib si leccò il gelato dalle nocche delle dita. «Quella è la cosa più utile.»

«Vai fuori, Tupper,» disse Elizabeth. «Tib stava per dirmi chi è che la porta al Ballo del Raccolto.»

Tupper chiuse il catalogo. «Sono io.»

«Oh,» fece Elizabeth. Sharon ficcò la testa dietro l’angolo. «Tupper, quand’è che dobbiamo pagare questa roba?» disse. «E quand’è che cominciamo a mangiare?»

Tupper rispose: «Prima di mangiare devi pagare,» e ritornò nel salone.

Elizabeth passò il coltello di plastica sulla torta, tracciando delle lìnee perfettamente dritte sulla superficie gelata. Dopo averla divisa in pezzi quadrati, ne tagliò un pezzo dall’angolo e lo mise su un piattino di plastica vicino al gelato che si stava sciogliendo. «Hai niente da indossare?» disse. «Puoi prendere in prestito il mio abito da sera color ruggine.»

Sandy la guardava, con il quaderno per appunti aperto quasi all’ultima pagina. «Conoscevi Tupper molto bene?» chiese.

Il caffè di Elizabeth si era ghiacciato, ma lei ci teneva la mano sopra come se tentasse di assorbirne il calore. «Non particolarmente. Di solito usciva con Tib.»

«È sulla mia lista dei deceduti, Elizabeth. Si è suicidato cinque anni fa.»


Quando Paul tornò a casa erano le dieci passate. Elizabeth se ne stava seduta sul divano avvolta in una coperta.



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