
Si rimise in piedi e lanciò di nuovo uno sguardo al viale centrale, ma la ragazza se n’era andata, e non c’era nessun altro nel campus. Si rimise in ginocchio e portò il modulo sull’altra mano, quindi infilò la destra nell’acqua gelata e raccolse il verme con la mano a conca, pensando che ce l’avrebbe fatta a tenerlo se non si fosse mosso, ma appena le dita ne toccarono la soffice pelle rosa, lo lasciò cadere e strinse il pugno.
«Non ce la faccio,» disse Elizabeth, strofinandosi la mano bagnata su un lato dell’impermeabile, come se potesse cancellare il ricordo di aver toccato il verme.
Prese il modulo con entrambe le mani e lo affondò nell’acqua come una paletta. La carta divenne un po’ flaccida, ma lei la spinse fra le foglie sporche e bagnate, pescò il verme e lo rimise sul marciapiede. Non si mosse.
«E grazie a Dio escono sui marciapiedi!» aveva detto Tupper, accompagnandola a casa in mezzo alla strada dopo aver consegnato i prodotti Tupperware. «A te fanno schifo quando li vedi qui! E se non uscissero sui marciapiedi? Se rimanessero tutti nelle buche e affogassero? Hai mai dovuto fare la respirazione bocca a bocca a un verme?»
Elizabeth si rimise in piedi. La richiesta di lavoro era bagnata e sporca. C’era una patacca marrone nel punto toccato dal verme, e una riga di sporco in cima. Doveva buttarla via e tornare da Carter per prenderne un’altra. La aprì e separò attentamente le pagine bagnate, in modo che non si sarebbero appiccicate quando le avesse asciugate.
«Ho frequentato le lezioni di pronto soccorso lo scorso semestre, e dovevamo fare la respirazione bocca a bocca,» aveva detto Tupper, in piedi in mezzo alla strada davanti al dormitorio. «Che belle lezioni! Ho venduto ventidue vaschette per l’equipaggiamento contro i morsi di serpente. Lo sai come si fa la respirazione bocca a bocca?»
