
— In ogni caso, devo cercare — disse Trevize. — Anche se può sembrare un’impresa disperata, di fronte all’immane spolverio di stelle disseminato nella Galassia, anche a costo di tentare da solo.
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Trevize era circondato dalla mitezza di Gaia. La temperatura, come sempre, era gradevole, e l’aria si muoveva piacevolmente, fresca ma non gelida. Il cielo era solcato da nubi che velavano il sole di tanto in tanto, e senza dubbio se il livello di vapore acqueo per metro di superficie fosse sceso sufficientemente in un punto o nell’altro, ci sarebbe stata abbastanza pioggia da ripristinare l’umidità atmosferica.
Gli alberi crescevano ad intervalli regolari, come in un frutteto, e crescevano così, senza dubbio, su tutto il pianeta. La terra e il mare erano forniti del giusto numero e della giusta varietà di forme di vita animale e vegetali, così da creare un equilibrio ecologico adeguato, e la quantità di tutte queste forme di vita, senza dubbio, oscillava con variazioni minime senza discostarsi mai troppo dall’optimum… E questo valeva anche per gli esseri umani.
Tra tutti gli oggetti che rientravano nel campo visivo di Trevize, l’unica nota stonata era la sua stessa nave, la “Far Star”.
La nave era stata pulita e sistemata con estrema efficienza da alcuni componenti umani di Gaia. Era stata rifornita di generi alimentari, l’arredamento era stato rimesso a nuovo o sostituito, le parti meccaniche erano state controllate. Trevize stesso aveva verificato attentamente il computer di bordo.
La nave non aveva bisogno di rifornimento di carburante, perché era una delle poche navi gravitazionali della Fondazione, alimentata quindi dall’energia del campo gravitazionale generale della Galassia, che era in grado di fornire energia a tutte le flotte dell’umanità per tutti gli eoni della sua probabile esistenza senza far registrare alcun calo apprezzabile di intensità.
