
Tre mesi addietro, Trevize era stato un Consigliere di Terminus. In altre parole, era stato un membro della Legislatura della Fondazione e, di conseguenza, un grande della Galassia. Erano passati solo tre mesi? Sembrava che fosse trascorsa la metà dei suoi 32 anni di vita da quando aveva occupato quella carica, da quando la sua unica preoccupazione era stata quella di chiedersi se il Piano Seldon fosse valido o no, se la regolare ascesa della Fondazione da villaggio planetario a grande complesso galattico fosse stata tracciata adeguatamente in anticipo o meno.
Eppure per certi versi, nulla era cambiato: lui era tuttora un Consigliere. Il suo status ed i suoi privilegi erano immutati, solo che Trevize non prevedeva di tornare su Terminus a rivendicarli. Come non si adattava al microcosmo d’ordine di Gaia, così non sarebbe più riuscito ad integrarsi nel caos immenso della Fondazione. Non aveva un posto di appartenenza, era un orfano ovunque andasse.
Serrò la mascella e si passò rabbiosamente le dita tra i capelli neri. Prima di perdere tempo a lagnarsi del proprio destino, doveva trovare la Terra. Se fosse sopravvissuto alla ricerca, allora avrebbe potuto sedersi a piangere. E forse avrebbe avuto motivi ancor più validi per farlo.
Con flemma e decisione, ripensò al passato…
Tre mesi prima, lui e Janov Pelorat, quello studioso competente e ingenuo, avevano lasciato Terminus. Pelorat era spinto dalla sua smania professionale di scoprire l’ubicazione della Terra persa nelle leggende, e Trevize si era accodato, sfruttando l’obiettivo di Pelorat per mascherare quella che considerava la sua vera meta. Non avevano trovato la Terra, ma avevano trovato Gaia, dopo di che Trevize era stato costretto a prendere la sua fatidica decisione.
Adesso era lui, Trevize, che aveva modificato i propri piani radicalmente, con un voltafaccia, e stava cercando la Terra.
In quanto a Pelorat, pure lui aveva trovato qualcosa di imprevisto.
