
— Sarà meglio che parli con Londra e Mosca e forse anche con Parigi e Pechino. Ci siamo dentro tutti, e dobbiamo agire all’unisono. Ci penserà Williams appena arriva. Io chiamerò Hugh, all’ONU, per vedere cosa ne pensa. Hai idea di quanti ne siano arrivati?
— La UPI ha fatto una stima. Dodicimila all’ora. In un posto. Ma arrivano almeno in un centinaio di posti.
— Per l’amor di Dio! — esclamò il Presidente. — All’incirca un milione all’ora. Come farà il mondo a provvedere a tutti loro? Non abbiamo abbastanza ricoveri né viveri. Ma perché credi che siano venuti? Se arrivano dal futuro, dovrebbero disporre di dati storici e sapere che razza di problemi creerà la loro presenza.
— Cause di forza maggiore — disse l’addetto stampa. — Spinti dalla disperazione. Sicuramente sanno che le nostre risorse sono limitate e che non possiamo provvedere anche per loro. Se sono venuti, è chiaro che si tratta di una questione di vita o di morte.
— I figli dei nostri figli se vengono davvero dal futuro, allora sono i nostri discendenti e non possiamo voltar loro le spalle.
— Speriamo che la pensino tutti così — disse Wilson. — Se continuano ad arrivare con questo ritmo, metteranno in difficoltà la nostra economia, e ne nasceranno astio e risentimento. Si parla tanto dell’abisso fra le attuali generazioni. Pensate a quanto dev’essere più profondo quando l’abisso non è solo fra due generazioni ma molte di più.
— Le varie chiese potranno essere di grande aiuto, se saranno disposte a farlo — disse il Presidente. — Ma se rifiutassero, le cose potrebbero mettersi male. Se qualche predicatore si mette a blaterare dal pulpito contro di loro, siamo fritti.
— Voi state pensando a Billings — disse Wilson, con un sorriso. — Ma non preoccupatevi. Gli parlo io. Eravamo compagni d’università, e non ci siamo mai persi completamente di vista. Però non posso promettervi niente.
— Fa’ tutto il possibile.
