— Avete idea di chi siano i nostri visitatori? — domandò il rappresentante del Washington Post.

— Nemmeno l’ombra — asserì Wilson. — Almeno, niente di preciso. Non sappiamo chi siano, né da dove vengano, né perché vengano, né come.

— Non avete detto che vengono dal futuro?

— Sono loro a dirlo. Noi, ora come ora, possiamo credere o non credere a quello che dicono.

— Signor Wilson, ci sono stati contatti grazie ai quali sia possibile sapere qualcosa sul conto di questa gente? — domandò il rappresentante del New York Times.

— Finora no.

— Dalla risposta possiamo presumere che avranno luogo dei colloqui tra i nostri e i loro rappresentanti, nell’immediato futuro?

— Per il momento, tale eventualità non è prevista. Il governo, ovviamente, è ansioso di sapere cosa sta succedendo, ma non dimentichiamo che i fatti hanno avuto inizio poco più di un’ora fa. È mancato il tempo di fare qualcosa. Penso che ne converrete tutti.

— Però, prevedete che ci saranno dei colloqui.

— Posso solo ripetere che il governo è ansioso di sapere cosa sta succedendo. Secondo me, quanto prima parleremo con qualcuno di loro. Non che finora siano stati fatti progetti in merito, ma mi pare che il prevederlo rientri nella logica delle cose. Ora che ci penso, forse qualche giornalista si è già messo in contatto con qualcuno di loro. Voi dovreste saperne più di noi.

— Abbiamo tentato — disse uno dei presenti — ma non parlano molto. Pare che siano tutti d’accordo di dire il meno possibile. Si limitano a dichiarare che vengono da un futuro distante cinquecento anni, che si scusano per il disturbo che ci danno, ma che non potevano fare diversamente perché per loro era una questione di vita o di morte. Nient’altro. Steve, il Presidente parlerà alla TV?



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