
Ma la Centrale insisteva sulla necessità di socializzare con i genitori. Svengaard sapeva che gli Optimati dovevano avere buone ragioni per aver autorizzato una simile politica. La maggior parte delle loro decisioni era perfettamente sensata. Svengaard sapeva che qualche volta cadeva preda della sensazione di essere un orfano, una creatura priva di passato. Ma per scuotersi da quello stato emotivo gli bastava un momento di riflessione: «Essi sono i potenti che ci amano e si prendono cura di noi.» Loro tenevano in pugno il mondo, avevano pianificato il futuro — un posto per ogni uomo e ogni uomo al suo posto. Alcuni dei vecchi sogni — i viaggi spaziali, le ricerche filosofiche, la colonizzazione dei mari — erano stati temporaneamente accantonati, messi da parte per perseguire il raggiungimento di scopi più importanti. Ma le ricerche in quei campi sarebbero riprese, il giorno in cui loro avrebbero risolto le incognite dell’ingegneria submolecolare.
Nel frattempo, c’era molto da fare per gli individui dotati di buona volontà: nutrire la popolazione di lavoratori, sopprimere i devianti, studiare sempre più a fondo il genoma della razza umana, da cui erano nati gli stessi Optimati.
Svengaard avvicinò il microscopio a mesoni alla vasca in cui era ospitato l’embrione dei Durant, lo regolò su di una amplificazione ridotta, per minimizzare l’interferenza postulata da Heisenberg.
