«Sa,» disse rivolgendo un sorriso all’infermiera, «i Durant che hanno fornito l’embrione di cui debbo occuparmi stamattina — sono stato io a modellarli, entrambi. Forse è troppo tempo che svolgo questo lavoro.»

«Oh, non dica sciocchezze, Dottore,» replicò lei, scuotendo vigorosamente il capo. «Non ha ancora raggiunto la mezza età. Non sembra neppure un giorno più vecchio dei suoi cento anni.»

Potter sbirciò la cartellina. «Però questi due giovani mi portano il loro embrione affinché io intervenga e…» Si strinse nelle spalle.

«Glielo dirà?» chiese la donna. «Cioè, che è stato lei a modellare anche il loro genotipo?»

«Con tutta probabilità non li vedrò neppure,» le fece notare Potter. «Sa com’è. E poi, qualche volta le persone sono contente del loro genotipo… ma altre volte vorrebbero aver ricevuto un po’ più di questo, un po’ meno di quello. Di solito, attribuiscono la colpa al bioingegnere. Non comprendono, e non potrebbero farlo, i problemi che dobbiamo affrontare nel modellare il loro corredo genetico.»

«Ma i Durant mi sembrano decisamente ben riusciti,» gli fece notare l’infermiera. «Normali, felici… forse un po’ troppo preoccupati per loro figlio, ma…»

«Il loro genotipo è tra i migliori,» replicò Potter. Batté l’indice sulla cartellina. «Qui dentro ne abbiamo la prova: un embrione fertile e dotato di potenziale.» Sollevò il pollice nel tradizionale gesto che indicava un Optimate.

«Dovrebbe essere fiero di loro,» affermò l’infermiera. «La mia famiglia ha ottenuto un solo embrione fertile su centottanta tentativi; loro invece hanno prodotto un embrione fertile e dotato di potenziale.» Ripeté il gesto di Potter.

Quest’ultimo piegò le labbra in una smorfia di commiserazione, chiedendosi il perché si facesse immancabilmente trascinare in conversazioni del genere, specialmente con le infermiere.



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