
«È fertile?»
«Sì! E ha il pieno potenziale, ma i genitori insistono per assistere all’in…»
«Datemi dieci minuti, e vi manderò un’intera squadra, via sotterranea,» disse la voce. «Adesso sono a Friscopolis. Non dovrebbero impiegarci più di una manciata di minuti.»
Svengaard si asciugò le palme sudate sul camice. Non riusciva a vedere il volto sullo schermo, ma la voce sembrava quella di Max Allgood, il capo della Sicurezza.
«Rimanderemo l’intervento fino all’arrivo dei suoi uomini,» disse Potter. «I dati le stanno venendo trasmessi via fax e dovrebbero essere sulla sua scrivania tra pochi minuti. C’è un’altra…»
«Ci ha detto tutto su quell’embrione?» chiese l’uomo. «Qualche difetto?»
«Un mixodema latente, una valvola cardiaca potenzialmente difettosa, ma l’em…»
«Okay, la richiamerò non appena avrò dato un’occhiata ai…»
«Dannazione!» esplose Potter. «Sarà tanto gentile da lasciarmi pronunciare dieci parole di fila senza interrompere?» Fissò infuriato lo schermo. «Qui abbiamo qualcosa più importante dei difetti o dei genitori.» Potter sollevò lo sguardo dal comunicatore, fissò Svengaard, poi guardò di nuovo lo schermo. «Sven mi ha riferito di aver assistito a una modifica esterna dell’arginina.»
Un basso fischio di sorpresa provenne dal comunicatore. «Ne è sicuro?»
«Assolutamente.»
«Ha seguito lo schema degli altri otto?»
Potter guardò Svengaard, il quale annuì.
«Sven sostiene di sì.»
«A loro non piacerà.»
«Non piace neanche a me.»
«Sven ha visto abbastanza… da farsi qualche nuova idea sull’accaduto?»
Svengaard scosse il capo.
«No,» disse Potter.
«Esiste una forte possibilità che non significhi nulla,» ipotizzò l’uomo. «In un sistema di determinismo crescente…»
«Oh, certo,» lo interruppe Potter in tono ironico. «In un sistema di crescente determinismo aumenta in proporzione anche l’indeterminazione. E come dire che in un vulvalismo di crescente minniratto…»
