
«Lo saprete» disse la guardia.
«Quando?»
«Dopo che saremo atterrati. Ora tenetevi pronto per l’adunata.»
Si allontanò. 402 tornò a sedere sul letto e si mise a pensare. Aveva imparato alcune cose nuove. Quella era una prigione, e la prigione stava per atterrare. Cosa significava? Perché una prigione doveva atterrare? E che cos’era un’adunata?
402 ebbe solo un’idea confusa di quello che accadde dopo. Passò un periodo di tempo incalcolabile, durante il quale lui continuò a rimanere seduto, cercando di ricordare tutti i fatti che lo riguardavano. A un tratto ebbe l’impressione che un campanello suonasse. Poi la porta della cella si apri.
Perche?
402 si avvicinò, e sporse la testa nel corridoio. Era ansioso, ma non volle uscire subito dalla cella in cui si sentiva sicuro. Rimase ad aspettare. Poi una guardia lo raggiunse.
«Avanti» disse la guardia «nessuno vi farà del male. Andate fino in fondo al corridoio.»
Lo spinse gentilmente, e 402 cominciò ad avanzare. Vide altre porte aperte e altri uomini che ne uscivano. Erano in pochi all’inizio. Poi, lentamente, una folla si stipò nello stretto passaggio. La maggior parte di quegli uomini aveva un’espressione atterrita e nessuno parlava. Le uniche voci che si udivano erano quelle delle guardie.
«Andate avanti. Fino in fondo al corridoio… Andate avanti…»
Furono fatti entrare in un grande auditorio circolare. Guardandosi attorno, 402 vide un palco che si estendeva per tutta la lunghezza della stanza, e sopra, a intervalli regolari, uno schieramento di guardie. La loro presenza sembrava inutile. Gli uomini impauriti non erano certo in grado di iniziare una rivolta. Tuttavia, così gli sembrò di capire, quelle guardie dal volto arcigno avevano un valore psicologico. Dovevano ricordare a quegli uomini appena risvegliati il fatto più importante della loro vita: che erano prigionieri.
