
Dopo qualche minuto un uomo con un’uniforme molto semplice si affacciò al palco. Sollevò una mano per attirare l’attenzione. Ma non ce ne sarebbe stato bisogno: tutti gli uomini riuniti nella sala lo stavano già fissando. Poi, nonostante l’assenza di microfoni visibili, si udì la sua voce rimbombare nell’auditorio.
«Ora vi darò alcune istruzioni» disse. «Ascoltate attentamente, e cercate di capire quello che vi dirò. Sono fatti che avranno molta importanza per le vostre esistenze.»
I prigionieri rimasero con gli occhi fissi su di lui.
«Tutti voi» continuò l’uomo «vi siete risvegliati in queste ultime ore nelle vostre celle. Avete scoperto di non ricordare niente di quello che vi riguarda. Neppure il vostro nome. Siete solo in possesso di un piccolo bagaglio di conoscenze generali necessarie a mantenervi in contatto con la realtà.
«Io non voglio aumentare quelle che sono le vostre conoscenze. Tutti voi, sulla Terra, eravate pericolosi criminali. Eravate esseri della peggior specie, individui che avevano perso ogni diritto alla considerazione dello Stato. In un’epoca meno illuminata sareste stati condannati a morte. Oggi venite deportati.»
L’oratore sollevò una mano per zittire il mormorio che si era levato nell’auditorio.
«Tutti voi» continuò «siete dei criminali. E tutti avete una cosa in comune: l’incapacità di ubbidire alle regole basilari della società umana. Queste regole sono necessarie allo sviluppo di una civiltà. Infrangendole, voi avete commesso un crimine contro tutta l’umanità. Di conseguenza l’umanità vi ha respinto. Siete della limatura nella macchina della civiltà, e siete stati mandati in un mondo in cui sarete padroni della vostra sorte. Qui voi potrete stabilire delle regole vostre, e morire per loro. Qui troverete quella libertà che avete cercato con ogni mezzo: la incontenibile e autodistruttrice libertà di un processo canceroso.»
Si passò una mano sulla fronte e rimase un attimo in silenzio a guardare i prigionieri.
