
«Forse» disse ancora «per alcuni di voi è possibile una riabilitazione. Omega, il pianeta verso cui siamo diretti, è il vostro pianeta. Un mondo governato interamente dai prigionieri. Un mondo sul quale potrete ricominciare la vostra vita, dove non ci saranno pregiudizi contro di voi. Le vostre vite passate sono state dimenticate. Non cercate di ricordarle. Scoprire il passato servirebbe solo a stimolare di nuovo le vostre tendenze criminali. Pensate di essere nati nel momento in cui vi siete risvegliati nelle vostre celle.»
Le parole lente e misurate di quell’uomo avevano un certo potere ipnotico. 402 ascoltò senza mai distogliere gli occhi dalla fronte bianca dell’oratore.
«Un nuovo mondo» riprese. «Voi siete rinati… però con la necessaria coscienza del male. Senza di questa, voi sareste incapaci di combattere la parte peggiore che è in tutte le vostre personalità. Ricordatelo. Ricordate inoltre che per voi non vi sarà alcuna possibilità di fuga e di ritorno sulla Terra. Scafi armati con le armi più moderne pattugliano il cielo di Omega notte e giorno. E questi scafi sono incaricati di distruggere qualsiasi cosa si innalzi oltre centocinquanta metri dalla superficie del pianeta… È una barriera che nessun prigioniero riuscirà mai a superare. Pensateci. Pensate a ciò che vi ho detto. Sarà la base per le norme che devono governare le vostre vite. E ora preparatevi ad atterrare.»
L’oratore si allontanò, ma per alcuni istanti i prigionieri continuarono a tenere gli occhi fissi al palco. Poi, lentamente, si levò un mormorio generale. Ma cessò quasi subito. Non sapevano di che cosa parlare. Senza il ricordo del passato, non potevano parlare del futuro. E non potevano parlare di se stessi, perché le loro personalità erano appena affiorate, e in modo indefinito.
Rimasero seduti in silenzio. Sul balcone le guardie erano immobili come statue, lontane e impersonali. Poi un leggero tremito cominciò a far vibrare il pavimento dell’auditorio.
