Il tremito si ripeté una seconda volta, poi divenne una vibrazione continua, 402 si sentì diventare più pesante, come se un peso invisibile gli stesse premendo sul collo e sulle spalle.

Una voce scaturì da un altoparlante.

«Attenzione! Lo scafo sta atterrando su Omega. Fra poco sbarcheremo.»


Le vibrazioni cessarono, e il pavimento sotto i loro piedi ebbe un ultimo sobbalzo. I prigionieri, sempre stupiti e in silenzio, vennero fatti disporre in lunga fila, e cominciarono a uscire dall’auditorio. Sempre scortati dalle guardie percorsero un corridoio che sembrava interminabile.

Da ciò, 402 cominciò ad avere un’idea della grandezza dello scafo.

Molto lontano poté vedere un raggio di sole che entrava dal portello spalancato per permettere ai prigionieri di scendere a terra.

Quando venne il suo turno, 402 uscì dal portello e cominciò a scendere una lunga scala. E alla fine si trovò con i piedi sul terreno solido. Le guardie stavano disponendo in fila i prigionieri già sbarcati, e tutto attorno 402 poté vedere una folla di curiosi che li stava osservando.

La voce di un altoparlante ruppe il silenzio.

«Rispondete quando il vostro numero verrà chiamato. Vi verrà rivelata la vostra identità. Rispondete immediatamente quando verrete chiamati…»

402 si sentiva debole e stanco. Neppure il fatto di poter sapere il suo nome lo interessava. Desiderava solo sdraiarsi, dormire, essere lasciato in pace a pensare alla sua situazione. Si guardò attorno, e fissò distrattamente l’immensa mole dello scafo che si innalzava alle sue spalle, le guardie, la folla degli spettatori. In alto, contro l’azzurro del cielo, notò dei piccoli punti neri che si muovevano rapidamente. Pensò che fossero uccelli, poi, osservandoli meglio, si rese conto che erano astronavi. Ma il fatto non lo interessò particolarmente.



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