
— Buon pomeriggio, signor Van Atta — aggiunse Silver con enfasi, facendo un piroetta in aria mentre gli occhi gridavano in silenzio «Accorgiti di me!». Leo notò che tutte e venti le unghie delle mani curate erano dipinte di rosa.
Van Atta rispose sorridendo in modo furtivo e compiaciuto. — Ciao, Silver: come vanno le cose?
— Dopo questo ci resta un solo tubo da piantare. Avremo finito prima del cambio di turno — gli comunicò Silver.
— Bene, bene — disse gioviale Van Atta. — Ah, cerca di ricordare di metterti a testa in su quando parli con un terricolo, zuccherino.
Rapidamente, Silver si capovolse per mettersi nella stessa posizione di Van Atta. Dal momento che la stanza era cilindrica, «a testa in su» era una direzione puramente soggettiva indicata da Van Atta, rilevò seccato Leo. Dove aveva già incontrato quell’uomo?
— Bene, continuate pure, ragazze. — E Van Atta si incamminò seguito da Leo e da Tony che lanciava occhiate nostalgiche alle sue spalle.
Andy aveva di nuovo rivolto la propria attenzione alla madre, e le sue manine decise premevano sulla maglietta, sulla quale, in una sorta di reazione automatica, cominciarono a comparire alcune macchie scure. Sembrava che questa fosse una funzione della vecchia biologia che la Compagnia non aveva alterato. Dopo tutto, i dispensatori di latte erano certo idealmente preadattati alla vita in caduta libera, e persino i pannolini, per quanto ne sapeva Leo, avevano avuto una storia eroica agli albori del volo spaziale.
Quella considerazione divertita durò pochi istanti. Seguì Van Atta, riflettendo in silenzio: non era inquieto, si rassicurò, ma si riservava di emettere un giudizio e, nel frattempo, tenere la bocca chiusa non gli avrebbe impedito di raccogliere dati.
