un guizzo da vecchia pantera, mi afferra la mano destra al volo.

Guarda

di nuovo fuori. Ancora un ultimo istante, si butta con la testa

nella

poltrona, spinge con le gambe in avanti quasi volesse frenare lei

con i suoi piedi. Mi stampa le unghie nella carne della mano. Con

qualche morbido rimbalzo l'aereo tocca terra. Subito le turbine

dei

motori girano al contrario, quell'enorme massa di acciaio trema

impazzita

con tutte le sue poltrone, signora compresa. Ma lei non si dà

per vinta. Stringe gli occhi e trema prendendosela con la mia

mano.

"Il comandante informa che siamo arrivati a Roma Fiumicino.

La temperatura esterna..."

Un tentativo di applauso si alza dal fondo dell'aereo spegnendosi

quasi subito. Non è più di moda.

"Be', ce l'abbiamo fatta."

La signora sospira: "Grazie a Dio!".

"Magari ci incontreremo un'altra volta."

"Oh sì, mi ha fatto molto piacere parlare con te. Ma sono tutte

vere quelle cose che mi hai raccontato?"

"Come è vero che lei mi ha stretto la mano." Le mostro la destra

e il segno delle unghie.

"Oh, quanto mi dispiace."

"Non fa nulla."

"Dia qui."

"No, sul serio, è tutto a posto."

Qualche telefonino comincia a squillare. Sorrisi e tranquillità

del dopo atterraggio. Quasi tutti aprono le cappelliere sopra i

loro

posti e tirano giù pacchi di regali portati dall'America, più o

meno

qualcosa di inutile, pronti a mettersi in fila e guadagnare

l'uscita il

prima possibile. Dopo le ore immobili nell'aereo, dove si è

costretti

a fare un bilancio degli anni passati fino a quel momento, si

ritorna

alla fretta del non pensare, ai falsi pensieri, alla corsa verso



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