l'ultimo

traguardo.

"Arrivederci." "Grazie, buonasera." Hostess più o meno carine

salutano all'uscita dell'aereo. Eva, con fare professionale e un

sorriso stampato, saluta tutti, perfetta.

"Grazie delle birre. "

"Dovere." Mi sorride più naturale, forse.

"Se hai dei problemi..." le lascio un bigliettino.

Lo guarda perplessa: c'è il mio numero di Roma.

"È stato il mio esame al corso di grafica."

"È andato bene?"

"Erano tutti molto soddisfatti. Hanno trovato geniale dividerlo

in bianco e azzurro."

"Carino."

Se lo mette in tasca. Non ho rischiato a dirle che sono della

Lazio.

Poi scendo dalla scala.

Tiepido vento. Settembre. Tramonto, sono appena le otto e

mezzo. In perfetto orario. È bello camminare di nuovo dopo aver

volato per otto ore. Saliamo sul pulmino. Guardo la nostra

compagnia.

Qualche cinese, un robusto americano, un giovane che non

ha smesso di ascoltare uno di quei Samsung YP-T7X da 512 MB che

avevo visto anche a New York. Due amiche in vacanza che non

parlano

più, sature forse della lunga convivenza. Una coppia innamorata.

Ridono, si dicono sempre qualcosa di più o meno utile, si fanno

degli scherzi. Li invidio, o meglio, mi piace guardarli. La mia

compagna di viaggio, la signora cicciotta che ormai sa tutto della

mia vita, mi si avvicina. Mi guarda sorridendo come a dire: "Ce

l'abbiamo fatta, eh?". Annuisco. Quasi mi pento di averle

raccontato

tanto. Poi mi tranquillizzo. Non la vedrò mai più. Controllo

passaporti. Qualche cane lupo tenuto a bada passeggia nervosamente

su e giù cercando un po' di coca o d'erba. Cani a rota

insoddisfatti



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