ci guardano con gli occhi buoni, strafatti per tenersi in

allenamento. Un poliziotto apre distrattamente il mio passaporto.

Poi ci ripensa, gli sfugge una pagina, la recupera e guarda con

più

attenzione. I miei battiti accelerano un poco. Niente. Non gli

interesso.

Me lo rida, lo richiudo e lo metto nello zaino. Recupero il

mio bagaglio. Esco libero, di nuovo a Roma. Sono stato due anni

a New York e mi sembra di essere partito ieri. Cammino veloce

verso

l'uscita. Incrocio gente che trascina valigie, un tipo corre

affaticato

verso un aereo che forse perderà. Al di là delle transenne parenti

aspettano qualcuno che non arriva. Ragazze belle e ancora

abbronzate

d'estate sono in attesa del loro amore o quello che è stato.

Con le braccia conserte, passeggiando o ferme, con gli occhi

agitati o tranquilli, comunque aspettano. "Taxi, che le serve un

taxi?" Un finto tassinaro mi corre incontro fingendosi onesto: "Le

faccio un buon prezzo". Non rispondo. Capisce che non sono un

buon affare e lascia perdere. Mi guardo in giro. Una signora

bella,

elegante, con un vestito chiaro e dell'oro leggero al collo, tiene

tranquillo

il suo sguardo sulla mia rotta. È bella. Le sorrido. Lei accenna

a una risposta minima che però contiene tutto. Tradimento,

vorrei ma non posso, la sua voglia di libertà. Poi guarda altrove,

rinunciando.

, Continuo a guardarmi in giro. Niente. Che stupido. Ma

certo. Cosa mi aspettavo? Chi sto cercando? È per questo che sei

tornato? Allora non hai capito niente, non hai ancora capito

niente.

Mi viene da ridere sentendomi un cretino.

"Dovrebbe essere arrivato..."

Nascosta dietro una colonna, in silenzio ma con il cuore a mille,



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