"Gnocca..." scuote la testa. "Mai sentito."

"Gnocca, come no... A volte, bella gnocca. È un'espressione

simpatica rubata alla pasta. Ha presente gli gnocchi, no?"

"Eh, come no. Quelli li ho sentiti e mangiati un sacco di volte."

Ride divertita.

"Ecco, e le sono piaciuti?"

"Da morire."

"Vede, allora è facile. Quando a una ragazza le si dice che è

gnocca, vuol dire che è 'buona' come quelli che ha mangiato lei."

"Sì, ma mi fa ridere pensarla come uno gnocco. Mi sa di... come

si dice... ecco: goffo!"

"E no! Lei deve pensare a quegli gnocchi con sopra il sugo caldo,

quel pomodoro dolce, quelli che si sciolgono in bocca, quasi si

incollano tanto che la lingua poi li deve staccare dal palato."

"Sì, insomma ho capito. A lei piacciono da morire gli gnocchi."

"Abbastanza."

"Li mangia spesso?"

"A Roma molto spesso. A New York non ho mai mangiato italiano,

che ne so, così, per principio."

"Strano, dicono che ci sono un sacco di ristoranti italiani

buonissimi.

Oh, ecco, sta tornando la... 'gnocca'."

La signora ride divertita e indica la hostess che arriva

sorridente

con il bicchiere di birra. Sembra quasi una pubblicità talmente è

bella.

"Glielo dica che è una gnocca, vedrà che le fa piacere."

"No, lei mi prende in giro."

"Ma no, le assicuro che è un complimento."

"Allora, glielo faccio?"

"E glielo faccia."

La hostess arriva, mi porge un piccolo vassoio con il bicchiere

sopra un centrino di carta.

"Ecco qua la sua birra. Non gliene posso servire altre perché

stiamo per atterrare. "

"Non glielo avrei chiesto. Sto iniziando a dimenticarla. Anche

se non è facile. "

"Ah sì... Be', grazie."



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