chiede curiosa della prossima puntata. E io continuo a parlare

senza

problemi, senza canone. Il mio racconto non ha prezzo. Le spiego

il perché dell'America, il voler andar via, nascosto in un corso

di

grafica, laggiù... "E siccome è facile incontrarsi anche in una

grande

città... meglio cambiarla del tutto. Solo nuove realtà, nuove

persone,

e soprattutto nessun ricordo. Un anno di chiacchiere difficili in

inglese,

aiutate dalla presenza di qualche italiano incontrato casualmente.

Tutto molto divertente, una realtà piena di colori, musica,

suoni, traffico, feste, novità. Tutto un gran rumore foderato di

silenzio.

Niente di quello che la gente ti diceva aveva a che fare con lei,

poteva richiamarla, ridarle vita. Babi. Giornate inutili per far

riposare

il mio cuore, il mio stomaco, la testa. Babi. Impossibilità totale

di tornare indietro, di essere in un attimo sotto casa sua, di

incontrarla

per strada. Babi. A New York non c'è pericolo... A New York

non c'è spazio per Battisti. "E se ritorni nella mente basta

pensare

che non ci sei che sto soffrendo inutilmente perché so, io lo so,

io so

che non tornerai. " Falsi accordi per cercare di evitare tutti i

posti che

conosce e frequenta anche lei, Babi. La signora sorride.

"La conosco anch'io quella canzone." Canticchia malamente

qualcosa.

"Sì, è proprio quella." Cerco di dare un taglio a quell'esibizione

da Corrida.

Ma mi salva l'aereo. Sta-tup. Un rumore secco, metallico. Un

movimento duro e un piccolo sussulto dell'aereo.

"Oddio e che è?" La signora si avventa sulla mia mano destra,

l'unica libera.



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