Lou si appoggiò allo schienale della sedia. — Sì, così ha detto Kaufman.

— Tu sei l’uomo chiave — disse Greg. — Dipende tutto da te e dal tuo collaboratore elettronico.

Non c’è male, per uno che ha fatto le mie scuole, pensò Lou.

— Va bene — disse Greg, alzandosi. — Se non altro, posso togliermi dai piedi e lasciarti lavorare in pace. Vado un po’ a vedere che cosa sta combinando il Grande George.

Lou annuì e si mise a cercare tra le carte della scrivania. Con un sorriso, Greg aggiunse: — Potrei portare Bonnie a pranzo, visto che l’hai piantata da sola.

— Giù le mani, eh?

Greg rise. — Calma, amico. Calma. Non vado a caccia: ho anch’io le mie ragazze, e le tengo nascoste sotto le rocce, sparse qua e là.

— Bravo.

— Però, se riesci a liberarti per un’ora o due da Ramo, forse è una buona idea portare fuori Bonnie. La ragazza ha lavorato duro, almeno quanto te, per mettere a punto l’allarme. È una vergogna lasciarla sola per tutto il week-end.

— Sì — ammise Lou. — Se ce la faccio, la porto fuori. Ma, appena Greg se ne fu andato, Lou si immerse nel lavoro. Non pensava più a Bonnie, e neanche alla gara di volo, o ad altro; era tutto assorto nel compito di formare le miriadi di combinazioni possibili del codice genetico umano e di immagazzinare i dati nella memoria di Ramo. Era pomeriggio avanzato quando un colpo violento alla porta del suo ufficio lo strappò alla sua concentrazione. Lou, alzando gli occhi dalla scrivania coperta di carte, vide aprirsi la porta, e un uomo di mezza età, massiccio, dall’aria dura, entrare con passo pesante.

— Louis Christopher, ho un mandato federale di arresto per voi.

III

Lou, con rabbia crescente, fece una grande quantità di domande allo sceriffo, mentre lasciavano l’Istituto e salivano su un turbocar privo di targa. Lo sceriffo non rispose a nessuna domanda, limitandosi a dire: — Ho l’ordine di portarvi con me. Tra poco scoprirete voi stesso di cosa si tratta.



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