Rheba cercò invano di attrarre ancora l’attenzione di Jal, che aveva ripreso a occuparsi del gioco e non s’interessava d’altro. La ragazza strinse i denti, intuendo che lo sgradevole individuo non l’avrebbe neppure guardata, almeno finché i suoi interessi pecuniari erano in ballo. Si volse allora a uno spettatore che s’era fermato alla ringhiera, e che esibiva un distintivo da Giocatore Dilettante appeso al lobo di un orecchio.

«Quanto può durare in media un ciclo di gioco?», gli chiese.

L’uomo consultò rapidamente un minicomputer da polso, e osservò la risposta. «Calcolando che Mercante Jal è uno dei Professionisti più abili della città, direi che prima di diciassette ore nessuno riuscirà a toglierlo dal gioco. E se resta al primo livello per tutto questo tempo, potrà ammassare una bella sommetta».

Rheba emise un mugolio scoraggiato. Per ogni minuto d’orologio che la loro astronave trascorreva in sosta allo scalo portuale, dal loro deposito in AVO (Acconto in Valuta di Onan) venivano prelevati 23 crediti. Lei e Kirtn non potevano permettersi d’aspettare che Jal rimanesse in bolletta o decidesse di ritirarsi dopo aver vinto il massimo possibile. Dunque sarebbe toccato a lei cercare di abbreviare la durata di quel ciclo di gioco.

La ragazza si presentò alla stazione d’entrata del Caos, acquistò per dieci crediti un orecchino che la qualificava come Giocatrice Dilettante, e s’infilò in un orecchio l’auricolare collegato al computer centrale del casinò. Poi batté la sua richiesta sul terminale, e ascoltò con attenzione mentre una sibilante voce elettronica le snocciolava le regole del ciclo appena iniziato. Intanto che compiva quell’operazione un’altra norma venne modificata, cambiando l’aspetto generale del gioco come il rannuvolarsi del cielo ne altera la luminosità. Con una smorfia si fece ripetere daccapo l’intero regolamento aggiornato.



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