Per quanto sbalorditiva, la sua apparente fortuna continuò ad essere attribuita a un capriccio del computer, ma il giocatore del colore azzurro ne fu rovinato. Non avendo abbastanza crediti per continuare il gioco su quel livello, il suo terminale lo informò che doveva scendere al primo.

In silenzio e a denti stretti l’uomo cambiò il suo posto con Rheba, che avendogli portato l’attacco aveva il diritto ed i mezzi per sostituirlo. La ragazza possedeva ora 4200 crediti, più che bastanti per consentirle il gioco contro avversari più poveri, ma del tutto insufficienti a proteggerla se uno dei gruppi organizzati l’avesse presa di mira direttamente.

La sua repentina ascesa al terzo livello non attrasse troppa attenzione. Ai primi tre c’erano in totale sessanta giocatori, e l’alternarsi di essi era abbastanza rapido. Ma la ragazza scoprì ben presto un metodo ancor più rapido per arricchire: le era stato assegnato il colore azzurro, e con impulsi mentali d’energia riuscì a far diventare azzurre moltissime galassie appartenenti ad altri, pur senza attaccarle affatto. Quando poté sostituirsi a un Professionista del quarto livello, dopo averlo ridotto in bolletta, su di lei si appuntarono tuttavia molti sguardi freddamente interessati. Sul suo stesso gradino della piramide quadrangolare c’erano altri undici giocatori, distribuiti tre per lato e ciascuno seduto su una comoda poltroncina, dunque era arrivata già piuttosto in alto sulle teste della folla sottostante.

Un quarto d’ora e 46.000 crediti più tardi, Rheba salì al quinto livello e fu alla pari con gli altri otto giocatori che agivano a quell’altezza, due per ogni lato della piramide. Il suo colore divenne l’argento, e possedeva ora una gran quantità di corpi astrali distribuiti in ogni angolo dell’immenso schermo. Tre dei Professionisti più forti si coalizzarono subito contro di lei, e non riuscendo a decifrare l’invio dei loro impulsi d’energia ella comprese che stavano barando in un modo troppo complicato per lei.



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