«Tre giorni saranno più che sufficienti per i miei scopi», propose. All’improvviso provava verso di lui un disgusto notevole.

«Ma non abbastanza per i miei», affermò Jal con un sorrisetto spiacevole. «Tre settimane, ho detto».

Per un istante la ragazza desiderò esser fuori portata di quegli occhi blu scuro fissi nei suoi. Sentiva acutamente il bisogno della vicinanza rassicurante di Kirtn e della sua forza. Poi ricordò a sé stessa che non erano venuti su Onan per divertirsi. Il desiderio di riunirsi ad altri della sua razza era la sola cosa che la spingesse a vivere.

E Mercante Jal aveva al collo un pendente Bre’n.

«Ci sto», disse con voce atona.

Aveva appena finito di parlare, quando l’altro pagò ancora dieci volte la tassa di partecipazione e le regole del Caos vennero mutate a suo piacimento. I colori scomparvero del tutto dai corpi astrali che riempivano il grande soffitto-schermo, lasciando il posto a luci bianche identiche per tutti. E con lo svanire dei colori, Rheba comprese che le sue possibilità d’azione si riducevano drasticamente.

Capitolo 2

FUGA DAL PIANETA ONAN

Appena Rheba si fu rivestita, chiese al computer l’estratto conto del suo AVO. Possedeva abbastanza crediti per cambiare le regole lei stessa una decina di volte, ma questo non sarebbe servito che a un’inutile sfida: Mercante Jal disponeva di una somma maggiore, e avrebbe potuto riportare ancora nel computer le sue regole fino a lasciarla senza denaro.

L’ammontare del suo conto cominciò a diminuire. Il navigato Professionista doveva aver archiviato con qualche stratagemma la posizione di tutti i suoi corpi astrali, secondo un codice diverso dal colore, e al contrario di Rheba era ancora in grado d’identificarli. La ragazza non era in grado di distinguere i suoi, e lì per lì non riuscì a escogitare nessuna contromisura. Gli attacchi di Jal erano diretti un po’ contro tutti i giocatori di calibro inferiore, segno chiaro che quella nuova regola mal si prestava a contrastare i Professionisti più ferrati dei livelli dal secondo in su, ma fu Rheba ad accusare le perdite.



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