Gli fece cenno di scendere. «Avete perso, Mercante Jal. Ora dovete seguirmi alla mia astronave», disse.

Gli spettatori e i giocatori tacquero a quella scena, e pian piano nel salone tornò un certo silenzio. Quando l’uomo si alzò dal trono e fronteggiò la folla si sarebbe sentito cadere uno spillo. Rheba vide centinaia di facce d’ogni colore volgersi una ad una su di lei, e le loro espressioni tese non le piacquero affatto.

«Imbrogliona!», gridò un giocatore del secondo livello. E un altro aggiunse: «La ragazza ha barato!»

Quello sfoggio d’emozioni trovò eco su tutti i gradini della piramide, salvo che all’ultimo. Jal discese lentamente, esibendo un sorrisetto d’ironica condiscendenza, e Rheba cominciò a chiedersi chi la gente considerasse vincitore o perdente. Gli insulti e le imprecazioni diretti a lei fioccavano in tutte le lingue, e fu in quel diluvio d’esclamazioni che Jal venne a fermarlesi davanti. Placò la folla con un gesto.

«Il prezzo che io devo pagare per il tuo imbroglio sono tre settimane di servitù. E sia pure», disse a voce alta. «Ma chi risarcirà tutta questa gente, che per causa tua ha perso un bel po’ di denaro?»

Intorno alla ragazza i commenti ringhiosi salirono come un’onda di marea. Deliberatamente ella li ignorò, fissando l’uomo negli occhi.

«Prima voi, Mercante Jal. Io vi seguo», disse, accennando verso l’uscita.

«Senza nessuno che ti guardi le spalle? Pessima tattica, ragazza».

«Avere alle spalle voi sarebbe peggio. Muovetevi».

Jal scosse la testa con un sorrisetto e si avviò nella ressa, aprendo un sentiero nel quale Rheba s’insinuò a fatica. I frequentatori del casinò si stringevano attorno a loro opponendo una sorta di resistenza passiva, vicinissima a sfociare in aperta ostilità. A una decina di metri dall’uscita, una donna di pelle grigia con una gran massa di riccioli verdi si parò davanti a loro, e urlò qualcosa in una lingua tutta consonanti. Divertito, Jal tradusse a vantaggio di Rheba una caterva di oscenità, e a denti stretti lei gli fece cenno di proseguire. Ma proprio allora la sconosciuta estrasse di tasca un’arma e gliela puntò addosso, continuando a insultarla con furore.



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