
Rheba fece un balzo di lato, e sollevando un piede sferrò un Calcio che colpì con precisione il polso dell’assalitrice. La pistola volò via e rimbalzò sul pavimento. Come se un invisibile interruttore fosse scattato, la folla dei giocatori imbestialiti si gettò avanti, simile a una bestia con mille teste e bocche urlanti, ed ella vide armi che si agitavano in alto e braccia che si protendevano per agguantarla.
Spaventata corse indietro, e mentre cercava di difendersi alla meglio usò le sue facoltà per risucchiare energia dell’impianto elettrico. Tese le mani alla cieca, sprigionando dalle dita lunghe scintille guizzanti e brucianti. Chi le stava più vicino gridò di dolore, ma quelli che premevano per assalirla erano troppi. Gli uomini che cadevano a terra storditi dalle sue scariche vennero calpestati spietatamente, e gli altri seguitarono ad avanzare camminando sui loro corpi. Qualcuno sparò con un’arma a raggi, e la ragazza vacillò contro il muro sentendosi bruciare una guancia dalla vampata.
Scalciò e si divincolò, colpendo ancora chi le arrivava addosso. Poi uno spintone le fece perdere l’equilibrio e rotolò sul corpo di un uomo disteso sul pavimento. Terrorizzata e gemente cercò di ripararsi la testa con le braccia, chiamando più volte Kirtn con tutto il fiato che aveva in gola. Dalle sue mani scaturivano ancora fiotti d’energia crepitante, che le facevano dolere le dita allo spasimo e bruciavano il caos di gambe e braccia ammucchiato intorno a. lei.
Ad un tratto un richiamo fischiato in linguaggio Bre’n sovrastò il clamore.
