Vedendo alcuni impiegati che scendevano da una scala di sicurezza, Rheba tese le mani nel tentativo di assorbire energia dalle fiamme stesse per farle calare. Ma ormai l’incendio trovava troppo materiale di che nutrirsi, e il gesto di lei ebbe il solo risultato di attirare una sottile lingua di fuoco che per poco non le ustionò le dita. Se le portò alla bocca con un gemito.

«Smettila, è inutile!», gridò Kirtn indietreggiando. «Sciocca! Sei troppo giovane per questo genere di scherzetti. L’energia in gioco è superiore alle tue possibilità».

La ragazza ansimava, sulle sue braccia muscolose. Lo fissò con tristezza. «E come potrò più imparare altro, ormai? Non ci sono Danzatrici del Fuoco che possano istruirmi ancora. L’hai dimenticato?» La sua voce assunse un tono pentito. «Mi spiace, Kirtn … tu hai perduto assai più di quel che ho perso io, quando Deva è bruciato».

Il Bre’n le appoggiò una guancia sui capelli, che residui d’energia elettrostatica facevano ancora fremere lievemente.

«Hai già imparato molto, bambina. Più di quel che sa di solito una Danzatrice del Fuoco così giovane. Alla tua età dovresti essere appena capace di accendere le candele o di cuocere il cibo, invece di …»

«Di cuocere una sala da gioco in una città straniera?», sorrise lei. «Mi sembra di ricordare la voce di un Bre’n che urlava di volerlo bruciato ben bene, poco fa».

«Io ho detto questo?», si stupì Kirtn.

«Lo aveva detto la tua bocca».

L’altro sbuffò. «Se è così, dovrò imparare a controllarmi meglio».

«Sembravi davvero fuori di te», mormorò la ragazza, accigliata.

«Non ti avevo mai visto così …vicino a scatenare il rez».



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