Lui preferì non replicare. Come entrambi sapevano, i membri della razza Bre’n potevano esser soggetti ad esplosioni di energia devastante chiamata rez. E in stato di rez erano capaci di distruggere non solo ciò che li circondava ma perfino sé stessi e le loro Senyasi. Nessuno parlava volentieri del rez, e non perché ci fosse un tabù al riguardo, ma semplicemente perché non era un argomento piacevole.

Rheba fu scossa da un brivido. Nella colluttazione aveva perso un pezzo del vestito, e l’aria di quella sera autunnale era fredda. Desiderava solo tornare all’astronave per rimettersi in sesto.

«Posso camminare da sola, ora», disse. «E faremmo meglio ad avviarci allo spazioporto».

Kirtn percorse la folla con un’occhiata cauta, e vide che nessuno si stava interessando a loro. Dopo che ebbe rimesso a terra la ragazza, si tolse la blusa e gliela drappeggiò sulle spalle. Rheba mormorò appena un ringraziamento per la premura del compagno, sapendo che la peluria di lui era più che sufficiente a difenderlo dal freddo.

Le doleva un fianco, aveva l’impressione d’essersi storta una caviglia, e per un poco stentò a camminare a passo normale, ma si sforzò d’ignorare la sofferenza per attirare l’attenzione il meno possibile. Nulla le sarebbe apparso più sgradevole che avere a che fare con la polizia locale, o peggio ancora coi Sorveglianti della Confederazione Yhelle, che erano delle autentiche carogne. Non aveva richiesto nessuna Licenza da Incendiario — era possibile acquistare anche quella — e l’omissione avrebbe potuto costarle qualche anno di prigione se i Sorveglianti l’avessero identificata.

«Non mi hai ancora chiesto di Mercante Jal», disse a Kirtn.

L’altro stava ancora esaminando il marciapiede affollato in cerca di eventuali poliziotti. Si volse con un borbottio. «Me n’ero scordato». La fissò con un sorrisetto. «E allora, piccola Danzatrice, che cosa è successo là dentro?».



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