
«Ho giocato a Caos con quell’uomo. Non c’era proprio altro modo di avvicinarlo. E ho anche barato. Ma poi non ho potuto portar via la posta che avevamo messo in palio».
«Male. Un po’ di crediti potevano farci comodo».
«Non mi riferivo ai crediti. Quelli sono sul nostro conto AVO, a meno che la polizia non lo blocchi. È Mercante Jal, la posta che ho vinto. Quell’uomo è mio per tre settimane».
Kirtn rallentò il passo, scurendosi in faccia. Dopo un po’ disse: «Sei abbastanza adulta per cercarti un compagno di letto, se è questo che vuoi. Speravo di poter dire la mia opinione sulla tua scelta … ma già, suppongo che anche questa usanza sia morta con Deva e tutto il resto». La sua voce si fece dura. «Se è Jal l’uomo che desideri, vuol dire che tornerò subito indietro a cercartelo».
La bocca di Rheba si aprì e richiuse parecchie volte, prima che riuscisse a farne venir fuori la voce.
«Compagno di letto?», strillò, indignata. «Ma se mi darebbe il vomito perfino usarlo per lustrarmi le scarpe! Per la Luce della Galassia, dico … ti ha preso un attacco di rez?»
L’espressione di Kirtn rimase una maschera imperscrutabile. Poi dal petto gli salì un borbottio: «L’impiegato alla porta del casinò mi ha magnificato le grandi doti personali di questo Jal. Ci eravamo messi a parlare, e ho scoperto che lo conosceva … Anzi, pare che in città lo conoscano tutti. Specialmente le donne. E gode fama d’essere un affascinante seduttore».
La ragazza gli premette le mani sul petto, irritatissima, e lo costrinse dapprima a fermarsi e poi a camminare all’indietro. «Tu, bestione peloso! … Quell’idiota con cui ha parlato, si rivolgeva a un Bre’n adulto oppure a un bambino senza un grammo di sale in zucca?»
«Forse a un bambino Peloso», rispose lui, sfuggendole. «Prendimi se sei capace, bambina Liscia!»
E con quell’esclamazione dal tono che imitava una sfida infantile, il Bre’n svoltò di corsa la cantonata di una stradicciola secondaria e scomparve alla vista.
