Rheba imprecò e lo inseguì subito, prendendo la corsa su un marciapiede poco pulito, e quando slittò con un piede su alcuni frutti marci spiaccicati al suolo rischiò di fare un ruzzolone. Kirtn non era visibile da nessuna parte, e con un brontolio di disgusto ella si fermò a massaggiarsi il fianco indolenzito. Giunta al termine della strada si pulì le suole delle scarpe contro un grosso contenitore per la spazzatura, e cercò di capire dove si fosse cacciato il compagno. La luce di un solo lampione dava un aspetto desolato al vicolo che imboccò sbuffando. Le tenebre erano scese rapidamente sull’enorme città. All’improvviso dal buio di un portone sbucò una mano che la attrasse, ed ella mandò un gridolino di spavento. Poi il familiare contatto con le braccia pelose del suo Bre’n le strappò una lieve risata gutturale.

«Ti perdo di vista un minuto, ed ecco che ti vai a smarrire in questi vicoli puzzolenti», le alitò Kirtn fra i capelli. «E poi vorresti farmi credere d’essere abbastanza adulta da cercarti un amichetto? … Bah!»

La ragazza rinunciò a ribattere alle sue spiritosaggini. Gli passò una mano sul collo e con le unghie raggiunse una zona assai sensibile dietro un orecchio di lui, grattandola lievemente. Aveva imparato l’astuzia di quel gesto quand’era ancora una bambinetta di quattro anni e desiderava ottenere qualcosa di particolare dal poderoso Bre’n.

«Mmmh, smettila», borbottò lui. «Rheba, piantala, altrimenti …» in fondo alla stradicciola erano comparsi alcuni individui. E quello che li guidava era un impiegato del casinò.

«È lei!», gridò l’uomo. «La ragazza bionda col Peloso, la riconosco. È stata lei ad appiccare il fuoco!».

Un’occhiata bastò a Kirtn per riconoscere le loro divise rosse e argento: erano Sorveglianti Yhelle. Avrebbe preferito la polizia locale, che pure agiva con la massima decisione. I Sorveglianti erano invece famigerati perché prima sparavano e poi facevano le domande. E stavano già puntando le armi.



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