
Lei annuì con un sorriso, e tornò a volgersi all’impiegato. Stavolta parlò in Universale, la lingua usata comunemente su quasi tutti i pianeti della Confederazione. «In questa fogna di posto, avete un gioco chiamato Caos?»
«È il più importante del casinò», borbottò l’uomo, poi accennò con un moto sprezzante al permesso cucito sulla spallina di lei. «Ma non è un gioco adatto ai gonzi … o un’Innocua».
Di nuovo le chiome di Rheba ondeggiarono «Lo dice la Legge, o è soltanto la vostra opinione?»
L’impiegato si limitò a una spallucciata.
«Allora, dov’è questo gioco?», chiese lei seccamente.
«Sul fondo del salone da gioco, al centro, dove c’è la grande piramide di cristallo. Ma i dilettanti non possono oltrepassare la balaustra».
Mentre Rheba lo aggirava, diretta alla porta interna, la voce dell’altro la raggiunse con un altro commento astioso: «Mi auguro che tu abbia lasciato in strada anche la tua ignoranza, oltre al tuo amico Peloso. Qui dentro c’è gente che di omicidi può permettersene dozzine».
Scacciando la tentazione di voltarsi per replicare a tono, la ragazza proseguì a passi decisi. L’ingresso del salone centrale del casinò era protetto da un campo di forza simile a un tendaggio, che nell’attraversarlo le diede una sensazione carezzevole, e subito fu assalita da una cacofonia di voci e di rumori elettronici. Il soffitto era un unico immenso schermo da videogame, dove pareva svolgersi una battaglia di galassie. A livello del suolo i giocatori invocavano o bestemmiavano i loro dèi in tutte le lingue della Confederazione Yhelle, ma i rituali a cui si dedicavano non avevano bisogno di traduzione per esser capiti.
Rheba parlava soltanto tre lingue: il Senyas, il Bre’n e l’Universale, e Kirtn era l’unico essere vivente con cui avrebbe potuto comunicare nelle prime due. La babilonia di linguaggi incomprensibili che le raggiungeva le orecchie la lasciò un attimo frastornata, dandole l’impressione d’essere più isolata e sola che mai. Era un Senyasi, e Kirtn era un Bre’n. Soltanto loro due, a quanto per il momento ne sapeva, erano scampati al terribile olocausto quando il sole Deva aveva investito con le sue fiamme esplosive i cinque pianeti più interni del sistema.
