Louis andò fin sotto la Needle. Un cilindro di 33 metri, con il ventre appiattito. Dall’astronave non mancavano molte cose: l’ipermotore, l’automed, che altro? Gli alloggi dell’equipaggio erano una sezione trasversale, con il pavimento 24 metri più in alto. Sotto, Louis vedeva i sistemi delle cucine e del riciclaggio. Se avesse potuto arrampicarsi fin lassù, avrebbe trovato da mangiare e anche da vestirsi. Non vide un chiaro percorso, forse c’era un collegamento mediante disco passatoio. Ma non riusciva a immaginare dove Armonista potesse sistemare un disco passatoio e neppure dove il congegno l’avrebbe portato.

Era visibile anche il ponte di comando di Ultimo. Alto tre piani, con soffitti più bassi di quanto non servissero a uno Kzin. Louis vide come poteva arrampicarsi fino al piano più basso. Un Difensore non avrebbe avuto nessuna difficoltà.

Scosse la testa: cosa pensava, Ultimo? I Burattinai di Pierson si attenevano a una filosofia vecchia di milioni di anni, basata sulla codardia. Quando aveva costruito la Needle, Ultimo aveva isolato il ponte di comando da eventuali intrusi, anche membri del suo stesso equipaggio di alieni. Non c’erano porte, solo dischi passatoio con mille trappole esplosive. Ora, pensò Louis, probabilmente il burattinaio si sentiva nudo come lui.

Si piegò sui talloni sotto il bordo di una struttura piatta in cima, forse il sistema di purificazione dell’aria. Saltò, si aggrappò e prese ad arrampicarsi. Per le riparazioni dell’automed era dimagrito, ridotto quasi pelle e ossa, non faceva gran fatica a tirarsi su. Dopo quindici metri si fermò un momento, appeso per le dita. Aveva raggiunto il piano inferiore della cabina di Ultimo, la parte più privata. Avrebbe trovato meccanismi di difesa. Forse Armonista li aveva staccati, forse no. Si tirò su e fu nello spazio a lui vietato.



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