
— Chi sei tu, che porti un esercito alla mia porta? — gridò Palicrovol dalla merlatura.
— Sono Zymas, un tempo generale dell’armata del Re. E tu chi sei, che stai nudo sui merli?
Palicrovol sentì il freddo dell’inverno per la prima volta da che era iniziata la Festa della Cerva: la profezia si stava già avverando. In quel momento prese la sua decisione. — Sono Palicrovol, Re di Burland!
Ma l’esercito non lo acclamò, e Palicrovol sentì le vertigini della disperazione. Aveva pronunciato parole di tradimento dinanzi alla mano destra del Re, solo perché aveva creduto al profeta pazzo di un Dio sciocco.
— Palicrovol! — chiamò Zymas.
— Possono queste porte tenerti fuori se vuoi entrare? — chiese Palicrovol.
Zymas rispose: — Possono questi soldati tenerti dentro se vuoi uscire?
— Se questi soldati sono miei nemici, allora non uscirò. Rimarrò qui e farò loro pagare un pedaggio di sangue per ogni passo che faranno all’interno delle mie mura.
— E se sono amici?
— Perché sei venuto da me? — gridò Palicrovol dai merli. — Perché ti prendi gioco di me?
— Ti ho sognato, Conte di Traffing. Perché ti ho sognato?
Palicrovol si voltò verso Sleeve, che sorrise. — È la Festa della Cerva — disse Sleeve.
— È la Festa della Cerva! — gridò Palicrovol.
— Gli intestini erano pesanti e il grembo pronto a sgravare a giorni — disse Sleeve.
— Gli intestini erano pesanti e il grembo pronto a sgravare a giorni! — gridò Palicrovol. Facendo eco alle parole di Sleeve, Palicrovol si sentì sollevato. Quando la cerva che dava se stessa alla Festa della Cerva era gravida, l’impresa del signore della festa non poteva fallire. L’impresa di qualcuno, comunque, ed era segno di cortesia riferire i buoni presagi all’ospite.
