
— Il Re — disse Zymas — è l’uomo a cui gli eserciti obbediscono.
— Il Re — disse Sleeve — è l’uomo favorito dagli dèi.
— Il Re — disse Palicrovol — è l’uomo che ti sposerà. E io ti sposerò.
Con tutto il disprezzo che riuscì a mettere nella voce, Asineth disse: — Io ti spregio, Conte di Traffing.
Palicrovol annuì, come se onorasse il suo verdetto sul suo onore. — Come vuoi — disse. — Ma non ho mai chiesto il tuo consenso. — Si rivolse a una delle Fantesche che si faceva piccola sotto lo sguardo dei soldati. — Questa ragazza è diventata donna?
La fantesca balbettò qualcosa, mentre Asineth rispondeva per lei. — Perché non lo chiedi a me? Io non mento.
A queste parole la faccia di Palicrovol si illuminò, come riconoscendo qualcosa. — Ho conosciuto un’altra donna che non mentiva mai. Dimmi dunque, Regina Asineth: sei diventata donna?
— Tre volte — disse Asineth. — Sono grande abbastanza per sposarmi.
— Allora ti sposerai.
— Mai con te.
— Adesso. E con me. Non voglio si dica che non regno su Burland di diritto.
La vestirono con un abito da sposa che era stato fatto per una sposa bambina otto generazioni prima, di lei. Non era mai stato indossato, dal momento che la bambina era morta di una peste prima del matrimonio. Ora, mentre portavano Asineth in un carro per i prigionieri attraverso la città di Inwit, con diecimila persone che la schernivano e la maledivano, anche se non aveva mai fatto loro alcunché di male, Asineth pregò.
Pregò l’unico dio che restasse, il Dio di Palicrovol, il cui tempio stava sorgendo nell’angolo sud-est della città. Dio, gli disse, il tuo trionfo è completo, e anch’io disprezzo le Sorelle e il Cervo. Abbi compassione di me, Dio. Lascia che muoia senza sposare quest’uomo.
Ma non accadde alcun miracolo. Nessun coltello era rimasto abbandonato vicino alle sue mani; non era vicina ad alcun precipizio; non c’era acqua più di quella contenuta in un’urna. Non poteva tagliarsi la gola né gettarsi verso la morte, né affogarsi. Dio non ebbe misericordia di lei.
