
L’immagine del Cervo era stata portata via dal Tempio, e ora giaceva vergognosamente davanti al Salone delle Facce. Mille generazioni di maghi erano saliti sulla groppa del Cervo per pregare in favore di Burland e offrire il sangue del potere. Ora solo Palicrovol era lì, e l’attendeva indossando la corta tunica dello sposo. Non ci sarebbe stata alcuna Danza della Discesa, né alcun rito; era evidente a chiunque avesse occhi per vedere, che Palicrovol intendeva consumare il matrimonio di fronte a diecimila testimoni, cosicché nessuno in seguito potesse dire che non era il legittimo marito della figlia del Re.
Asineth aveva saputo fin da piccola che come figlia del Re il suo corpo era il Regno, e che qualsiasi uomo la possedesse, avrebbe posseduto Burland. Ciò che non aveva mai saputo era che come figlia del Re, al di sopra delle leggi e dei costumi, lei ora non aveva alcuna protezione. Non c’era alcuna legge che dicesse che una fanciulla di dodici anni non potesse essere pubblicamente violentata da un marito che lei non voleva… se questa fanciulla era la figlia del Re. Non c’era alcun costume che imponesse alla gente di distogliere gli occhi per la vergogna di fronte a una tale crudeltà contro una bambina… se la bambina era la figlia del Re.
Le infilarono a forza un anello sul pollice della mano sinistra… Fu l’unico gesto gentile di Palicrovol, quel giorno, di darle come nome Bella al momento del matrimonio. Asineth vide che lui aveva l’anello sul pollice della destra, per indicare forza. — Adesso tutti vedranno come sei forte — disse — per vincere un nemico pericoloso come me.
Lui non le rispose. La guardò soltanto.
Le legarono delle assi imbottite alle mani, così pesanti che a malapena riusciva a sollevarle.
