
Palicrovol tremava quando la prese, e Asineth ignorò il dolore e cercò di usarlo come Berry le diceva che una donna deve usare un uomo, se vuole essere ricordata. Quando ebbe finito, Palicrovol si alzò, il sangue di lei che luccicava sul suo corno trionfante, e lei guardò mentre gli ponevano sulla testa la Corona del Cervo, e sulle spalle il Mantello. Gli occhi di Palicrovol erano velati, le ginocchia deboli, e lei seppe di averlo scosso. Pensò che tremava per il ricordo del suo corpo, come gli uomini tremavano per Berry.
— Il Cervo ha montato la Cerva — disse lui. Gettò via il Mantello, e indossò invece la veste bianca di Uomo di Dio. E fu Re. Il popolo acclamò più volte.
Il rito era terminato, e i pochi partecipanti si ritirarono dalla folla, entrando nel Salone delle Facce. — Uccidila ora — disse Zymas. — Hai avuto quello che ti serviva da lei. Se la lasci vivere, sarà solo un pericolo per te.
— Uccidila ora — disse Sleeve. — Le donne sanno vendicarsi in modi che gli uomini non possono comprendere.
Uccidimi se osi, lo sfidò Asineth, muovendo dolorosamente la lingua sulle punte. Tutti gli dèi mi hanno abbandonato, ho fatto quel poco che potevo fare, e non ho desiderio di vivere. Uccidimi ora, ma io ti apparirò nelle camere segrete del tuo cuore.
— Non la ucciderò — disse Palicrovol.
E Asineth credette, in quel momento, di essere una vera discepola di Berry, che lui avesse trovato il suo corpo troppo bello, troppo desiderabile per ucciderlo. Naturalmente gli altri, che non avevano conosciuto la sua carne, non compresero.
