E lei gli sorrise, poiché era un degno re.

— Posso vivere, dunque? — le chiese.

Lei annuì.

— Con tutti i miei equipaggiamenti intatti?

Le donne ridacchiarono, ma lei non rise. Si limitò ad annuire di nuovo, gravemente.

— Allora posso rischiare una seconda volta la mia vita, dicendoti che sei solo una bambina, ma che non ho mai visto una bellezza così perfetta in tutta la mia vita?

Lei fece un cenno a Nata-fra-i-Petali-di-Lillà.

— Naturalmente è bella, Quasi-Re-di-Burland. Lei è la Principessa dei Fiori.

— No — disse lui. — Non parlo del suo viso perfetto o dei fiori che sembrano volgari accanto alla sua pelle perfetta, o dei capelli che sembrano profondi come un campo appena arato nel sole. Dico che possiede la perfetta bellezza di una donna che non dirà mai una bugia in tutta la sua vita.

Lui non poteva sapere, a meno che un dio non glielo avesse detto, che lei aveva fatto il più terribile di tutti i voti, quando era stata data al mare, all’età di cinque anni. Era legata alla verità, e anche se non gli aveva detto una sola parola, anche se neppure le Madri del Mare sapevano del suo voto, lui aveva guardato in lei e aveva visto.

— Lei non è una donna — disse Nata-fra-i-Petali-di-Lillà. — Ha solo undici anni.

— Io ti sposerò — disse Palicrovol. — Quando avrai vent’anni, se sarò re di Burland, ti manderò a chiamare e tu verrai da me, poiché io sono l’unico re al mondo che possa sopportare la bellezza di una moglie che non mente mai.

Lei allora si alzò, lasciando che i fiori cadessero a terra, e ignorando l’espressione attonita delle sue dame allungò una mano e gli toccò il polso della mano aperta. — Palicrovol, io ti sposerò allora, che tu sia re o no.



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