
Il sentiero che percorreva la foresta era stretto e sinuoso. Il lucore che da esso emanava metteva in evidenza le liane e il fogliame che in molti tratti lo invadevano. Le mani di Thorn scostarono dei rami che gli impedivano di avanzare.
Sentiva che qualcosa, davanti a lui, stava attirando la sua mente, in maniera inconscia, irreale. Come se nel suo inconscio vivessero due menti diverse, o forse più, e la sua, quella che gli era appartenuta fin dalla nascita, non fosse che un’unità in un tutto.
E l’immaginazione si risvegliò, sotto lo stimolo sconosciuto.
Immediatamente, cominciò a ricostruire il mondo dei suoi incubi. Il mondo che aveva oscuramente dominato la sua vita e lo aveva spinto a compiere ricerche sui sogni, durante le quali aveva trovato incubi simili al suo. Il mondo nel quale era in agguato il pericolo. Il mondo azzurro in cui si moltiplicavano grandi edifici simili alle fabbriche, agli uffici e alle case-formicai dei tempi antichi. E quel mondo invadeva la campagna e la foresta dell’utopia, e lungo strade interminabili scorreva una fiumana di esseri umani ansiosi e inarrestabili… e tra loro si trovava l’altro Thorn, quello del sogno, che lo odiava e lo invidiava, e lo opprimeva con un senso di colpa quasi intollerabile.
Sin dall’inizio quel Thorn del sogno aveva oppresso la sua esistenza… come uno spettro alle feste, come un supplice, l’eterno accusatore alla corte dei suoi pensieri più segreti… si era agitato come un fantasma insieme a lui, lo aveva accompagnato, spettrale ed elusivo, durante le sue giornate, ed era spuntato, vivido e reale e terribile, durante le sue notti. Durante le vacanze lunghe e piene della sua giovinezza, quando ogni giorno aveva rappresentato una nuova avventura e ogni pensiero una rivelazione, quel Thorn del sogno aveva dolorosamente scoperto il significato dell’oppressione e della paura, aveva visto l’allontanarsi della sicurezza e l’esilio dei genitori, aveva frequentato scuole nelle quali la conoscenza era proibita e ogni uomo doveva apprendere quale fosse il suo posto.
