Infilandosi gli abiti antigravitazionali, Thorn continuò a guardarsi intorno. La luce diffusa che si era sprigionata dal terreno era svanita, come il cielo artificiale, e ora si poteva spaziare con lo sguardo fino al lontano orizzonte, sebbene le prime avvisaglie di un temporale… che erano state tenute lontane durante la rappresentazione sincromica… stessero avanzando, sotto forma di nuvole. Come non mai, Thorn avvertì un dolore lancinante al cuore, alla vista della bellezza dell’utopia, perché sapeva che la sua fine, la fine di quel mondo meraviglioso, poteva essere vicinissima. Si rendeva conto degli infiniti universi che premevano alle porte del suo mondo, del disastro che poteva raggiungere da un momento all’altro. C’era qualcosa di spettrale nella grandezza dei pigliastelle, ultimo sviluppo degli antichi “grattacieli”, mono-edifici che erano un’intera città, solitali e immersi in una luce soffusa, torreggianti e lontani come montagne, che si innalzavano verso le stelle, sorgendo dalla campagna dolcemente ondulata. Le città verticali, composte di un solo edificio, in cui abitava la sua gente, erano il centro di ogni attività comune, erano gemme orgogliose che spuntavano qua e là dalla superficie della Terra… Malva Zeta che spuntava dietro la collina più vicina, e sembrava sorgere su di essa, sebbene si trovasse a decine di chilometri di distanza; al di là di essa sorgevano i Gemelli Grigi, collegati da un ponte aereo dalla struttura incredibilmente leggera; verso sinistra si allungava il dito perlaceo della Croce d’Opale; infine, ancora più lontano, a sinistra, ma torreggiante e visibile al di sopra della linea dell’orizzonte, si trovava la grande Blue Lorraine… I maestosi pigliastelle sembravano a Thorn gli ultimi pinnacoli di una città incantata sommersa dal sorgere di un’oscura marea. E le file di uomini e donne che volavano, facendo lampeggiare dolcemente le loro luci d’identificazione, non erano forse che sciami di lucciole condannate a una triste fine.



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