C’erano delle casette sparse, una piccola piazza polverosa, una fontana da cui zampillava un rivoletto d’acqua. Lo straniero si diresse verso di essa, bevve più volte unendo le mani, mise la testa sotto lo zampillo, si strofinò i capelli con l’acqua fresca e lasciò che gli scorresse lungo le braccia; si sedette poi sul bordo di pietra della fontana, osservato in silenzio e con attenzione da tre ragazzini sporchi, due maschi e una femmina.

— Non è il maniscalco — disse uno di loro.

Il viaggiatore si pettinò i capelli bagnati, con le dita.

— Andrà a casa del vecchio mago, stupido — disse la ragazzina.

— Iaauuhh! — fece il bambino, e torse la faccia in una smorfia orribile tirandola con una mano, mentre con l’altra artigliava l’aria.

— Attento, Stony — disse il secondo ragazzine.

— Ti porto là — propose la bambina al viaggiatore.

— Grazie — annuì lo straniero, e si alzò stancamente.

— Non ha nessun bastone, vedi? — disse uno dei due maschi, e l’altro replicò: — Mai detto il contrario. — Con occhi cupi, osservarono entrambi il forestiero che seguiva la bambina e usciva dal villaggio. Si muovevanoverso un sentiero che andava a nord passando tra pascoli rocciosi che digradavano erti a sinistra.

Il sole sfolgorava sul mare. Lo straniero era abbagliato, e l’orizzonte elevato e il vento che soffiava gli procuravano un senso di vertigine. La ragazzina era una piccola ombra saltellante davanti a lui. Si fermò.

— Andiamo — lo esortò lei, ma si fermò a sua volta. Lui la raggiunse lungo il sentiero. — È là — indicò. Lo straniero vide una casa di legno vicino all’orlo della scogliera, ancora un po’ distante.

— Io non ho paura — disse la ragazzina. — Vado a prendere le loro uova spessissimo, e poi il padre di Stony le porta al mercato. Una volta lei mi ha dato delle pesche: la vecchia signora. Stony dice che le ho rubate, ma io non rubo mai. Su, vai. Lei non c’è. Non c’è nemmeno l’altra.



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