«Ebbene?» disse Marsh. «Non avete risposto alla mia domanda.»

Joshua York s’interruppe per un istante. Poi alla fine parlò, «Siete stato onesto con me, Capitano Marsh. Ed io non ripagherò la vostra onestà con delle menzogne, come del resto avevo inteso. Ma neppure vorrò gravarvi del fardello della verità. Ci sono cose che non posso rivelarvi, cose che di certo non vorreste apprendere. La mia offerta comporta il rispetto di alcune condizioni, lasciate che ve le sottoponga e vediamo se sarà possibile addivenire ad un accordo. In caso contrario, ci accomiateremo amichevolmente.»

Marsh strappò via il petto al secondo pollo. «Andate avanti,» disse. «Vi ascolto.»

York depose coltello e forchetta e congiunse le dita. «Per una serie di ragioni del tutto personali desidero diventare armatore di un battello. Voglio navigare lungo l’intero corso di questo grande fiume, e voglio farlo nell’agio e nella più completa riservatezza, non da passeggero, bensì da capitano. Ho un sogno, un fine. Cerco amici ed alleati, e ho nemici, molti nemici. I particolari non vi riguardano. Non insistete per conoscerli, vi mentirei. Non insistete mai.» Lo sguardo s’inasprì ferocemente per un solo istante, e subito si raddolcì mentr’egli sorrideva. «Ciò che può e deve interessarvi è il mio desiderio di possedere e comandare un battello, Capitano. Come voi stesso potete facilmente arguire, io non appartengo alla tribù del fiume. Non so nulla dei battelli, o del Mississippi, oltre a ciò che ho letto in qualche libro e ho appreso nelle settimane che ho trascorso a St. Louis. Ovvio, quindi, che abbia bisogno di un socio, di qualcuno che abbia la più totale familiarità col fiume e con la gente del fiume, uno che sappia svolgere e controllare le operazioni che il mio battello deve compiere quotidianamente, e che mi lasci libero di perseguire i miei scopi personali.



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