
«Questo socio deve possedere anche altre qualità. Dev’essere discreto, giacché non desidero far sì che la mia condotta — che riconosco essere talora alquanto peculiare — divenga argomento di conversazione tra la gente che bazzica il lungofiume. Il mio socio dev’essere fidato, giacché deporrò nelle sue mani ogni comando. Dev’essere coraggioso. Non voglio uno smidollato, o un superstizioso, né un che sia eccessivamente religioso. Voi siete un uomo religioso, Capitano?»
«No,» disse Marsh. «Non ho mai digerito i bigotti, né loro me.»
York sorrise. «Pratico. Voglio un uomo pratico, concreto. Un uomo che si concentri sul proprio lavoro, e non mi faccia troppe domande. La riservatezza è un bene che tengo in gran conto, e se talvolta le mie azioni dovessero apparire bizzarre o arbitrarie o capricciose, ebbene esigo che non se ne abbia mai da ridire. Avete capito quali sono le mie richieste?»
Marsh si tirò pensosamente la barba. «In tal caso?»
«Diverremo soci,» affermò York. «Affiderete ai vostri avvocati e ai vostri impiegati la gestione della compagnia. Voi viaggerete con me sul fiume. Io sarò comandante. Voi potrete chiamarvi timoniere, capitano in seconda, qualunque titolo vogliate. Il comando effettivo del battello sarà comunque affidato a voi. I miei ordini non saranno frequenti, ma quella volta che comanderò qualcosa, voi farete in modo che venga ubbidito senza discutere. Con noi viaggeranno alcuni miei amici, avranno a disposizione una cabina a titolo gratuito. Potrei ritenere opportuno affidare loro delle mansioni sul battello, compiti che stabilirò a mia discrezione. Non discuterete queste decisioni. Potrei acquisire nuove amicizie durante le soste, ed ospitare a bordo anche queste. Accoglierete cordialmente i nuovi amici. Se saprete rispettare queste condizioni, Capitano Marsh, diverremo ricchi insieme e viaggeremo sul vostro fiume negli agi e nel lusso.»
