
«Laggiù, sul ponte di manovra, porta ben 15 caldaie. Ha una vogata di 3 metri e 30, ve lo dico per certo, e potete credermi che non c’è battello sul fiume che possa competere con l’Eclipse quando il Capitano Sturgeon lo fa filare a tutto vapore. Fa diciotto miglia all’ora controcorrente, e senza sforzo. Nel ’53 segnò il record di velocità nel percorrere il tratto da New Orleans a Louisville. Lo so a memoria quanto impiegò. Quattro giorni, nove ore, trenta minuti, e riuscì a battere il dannato A.L. Shotwell anticipandolo di cinquanta minuti. E l’A.L. Shotwell non è certo una lumaca.» Marsh si girò per fronteggiare York. «Avevo sempre sperato che un giorno il mio Lady Liz avrebbe potuto competere con l’Eclipse, superandolo in velocità o eguagliandolo, ma non avrebbe mai potuto, adesso lo so. So che m’illudevo, mi prendevo gioco di me stesso. Non possedevo il denaro che occorre a costruire un battello capace di tener testa all’Eclipse.
«Datemi voi quel denaro, Mister York, e avrete trovato un socio in affari. Questa è la mia risposta, signore. Volete metà della proprietà della Fevre River Packets ed un socio che mandi avanti la baracca in maniera discreta, senza ficcare il naso nei vostri affari? Ci sto. A patto che voi mi diate il denaro sufficiente a costruire un battello come questo.»
Joshua York fissò il grande battello con la ruota laterale. Quieto e silenzioso, dondolava tranquillo nell’oscurità, pronto a rispondere ad ogni sfida. York si rivolse ad Abner Marsh con un sorriso sulle labbra ed una fioca fiammella negli occhi tenebrosi. «Affare fatto,» fu tutto ciò che disse. E gli tese la mano.
Marsh si aprì in un sorriso sghembo scoprendo i denti rotti e sporgenti.
