Erano circa le undici quando l’ultimo vino fu portato via ed i venditori cominciarono ad esporre la loro mercanzia proveniente dai recinti di schiavi che si trovavano sulla Moreau, l’Esplanade e la Common Street; uomini e donne, vecchi e giovani, ed anche bambini, e tra essi, in numero sproporzionato, esemplari di pelle chiara e di bell’aspetto. Nonché intelligenti, come Billy sapeva, e probabilmente d’idioma francese. Furono fatti allineare lungo un lato della sala perché i clienti li ispezionassero, ed un buon numero di giovani creoli li passarano in rassegna sfilando davanti ad essi con passo vivace, scambiandosi frivoli commenti e valutando il campionario del giorno a distanza ravvicinata. Billy la Serpe rimase presso la balaustra ed ordinò un altro assenzio. Il giorno prima aveva visitato la maggior parte dei recinti e aveva dato un’occhiata a ciò che c’era da offrire. Sapeva, dunque, cosa voleva.

Uno dei banditori batté il martello sul banco di marmo, e istantaneamente i clienti cessarono di conversare e si girarono rivolgendogli la loro attenzione. Quello gesticolò ed una giovane donna sulla ventina salì barcollando un poco in cima ad un palchetto poco distante. Era una meticcia dagli occhi grandi, a suo mòdo graziosa. Indossava un abito di calicò ed aveva un nastro verde tra i capelli. Il banditore cominciò a decantarne le qualità profondendosi in lodi. Billy la Serpe osservava senza interesse mentre due giovani creoli lanciavano le loro offerte. Fu venduta infine per la somma di 1400 dollari.

Fu poi la volta di una donna più anziana, presentata come una valida cuoca, e quindi di una giovane madre con due figli, venduti tutti tre in blocco. Billy la Serpe assistette a parecchie altre vendite senza mai pronunziarsi. Era mezzogiorno e un quarto e la Borsa Francese era gremita di offerenti e spettatori quando il lotto che aveva scelto salì sul palco.



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