
La punta del bastone picchiò sul tavolo. Il rumore, reso ovattato dalla tovaglia, fece del brusco appello un gentile invito. «Siete voi Josh York?» disse.
York sollevò lo sguardo e i loro occhi si incontrarono. Fino all’ultimo dei suoi giorni, Abner Marsh serbò il ricordo di quel momento: la prima volta che guardò gli occhi di Joshua York. Ogni suo pensiero, ogni suo progetto, tutto ciò che la sua mente aveva concepito fu risucchiato dal vortice degli occhi di York. Il ragazzo e il vecchio, il damerino e il forestiero, tutti questi personaggi svanirono in un solo istante, e rimase unicamente York, l’uomo, la sua forza, il sogno, l’intensità.
Gli occhi di York erano grigi, di una tenebrosità sconcertante in un viso dal pallore così straordinario. Le pupille, capocchie di spillo, nere e ardenti, pupille che trafissero Marsh, s’insinuarono dentro di lui, gli soppesarono l’anima. Il grigio intorno ad esse pareva vivo, mobile, come la nebbia che danza sul fiume in una notte oscura, quando le rive scompaiono, le luci scompaiono, e non c’è più nulla al mondo, solo il tuo battello, e il fiume, e la nebbia.
