
In quell’istante fu servito il consommé. Marsh ne assaggiò un cucchiaio e si accigliò. «Scotta,» disse. «Beh, ad ogni modo, St. Louis è un ottimo posto per svernare. Quaggiù non fa mai troppo freddo, e mai troppo a lungo. Ma quest’inverno è stato diverso. Sì, signore. Il ghiaccio. Quel fiume si è gelato, maledettamente.» Marsh allungò sul tavolo una mano rossa ed enorme, il palmo all’insù, e lentamente serrò le dita in un pugno possente. «Mettetemi un uovo qui in mezzo, York, e avrete un’idea di quel che succede. Il ghiaccio può stritolare un battello più facilmente di quanto io possa rompere un uovo. E quando si spacca, oh, allora è ancora peggio. Blocchi gianteschi scivolano lungo il fiume, devastano le banchine, distruggono gli argini, sconquassano le imbarcazioni, quasi ogni cosa viene distrutta. Alla fine dell’inverno, avevo perso i battelli, tutti e quattro. Il ghiaccio me li ha portati via.»
«E l’assicurazione?» chiese York.
Marsh attaccò il consommé, risucchiando rumorosamente cucchiaiate di brodo. Tra una cucchiaiata e l’altra, scosse la testa. «Io non sono un giocatore, Mister York. Non ho mai contratto una polizza d’assicurazione. Assicurarsi è come giocare d’azzardo, solo che si scommette contro se stessi. Ogni mio guadagno, fino all’ultimo soldo, l’ho sempre investito nei miei battelli.»
