Ma lo scorso luglio il mio Mary Clarke si incendiò per lo scoppio di una caldaia. Accadde nei pressi di Dubuque, bruciò proprio sulla linea di galleggiamento e ci furono un centinaio di morti. E quest’inverno — è stato un inverno terribile. Quattro dei miei battelli erano ormeggiati qui a St. Louis, per svernare capite, il Nicholas Perrot, il Dunlheit, il Sweet Fevre e l’Elizabeth A., nuovo di zecca, in servizio soltanto da quattro mesi. Oh, un battello così maneggevole, lungo quasi novanta metri, fornito di dodici grosse caldaie, veloce come ogni altro battello del fiume. Ero davvero orgoglioso del mio Lady Liz. Mi era costato la bellezza di 200.000 dollari, ma li valeva fino all’ultimo centesimo.»

In quell’istante fu servito il consommé. Marsh ne assaggiò un cucchiaio e si accigliò. «Scotta,» disse. «Beh, ad ogni modo, St. Louis è un ottimo posto per svernare. Quaggiù non fa mai troppo freddo, e mai troppo a lungo. Ma quest’inverno è stato diverso. Sì, signore. Il ghiaccio. Quel fiume si è gelato, maledettamente.» Marsh allungò sul tavolo una mano rossa ed enorme, il palmo all’insù, e lentamente serrò le dita in un pugno possente. «Mettetemi un uovo qui in mezzo, York, e avrete un’idea di quel che succede. Il ghiaccio può stritolare un battello più facilmente di quanto io possa rompere un uovo. E quando si spacca, oh, allora è ancora peggio. Blocchi gianteschi scivolano lungo il fiume, devastano le banchine, distruggono gli argini, sconquassano le imbarcazioni, quasi ogni cosa viene distrutta. Alla fine dell’inverno, avevo perso i battelli, tutti e quattro. Il ghiaccio me li ha portati via.»

«E l’assicurazione?» chiese York.

Marsh attaccò il consommé, risucchiando rumorosamente cucchiaiate di brodo. Tra una cucchiaiata e l’altra, scosse la testa. «Io non sono un giocatore, Mister York. Non ho mai contratto una polizza d’assicurazione. Assicurarsi è come giocare d’azzardo, solo che si scommette contro se stessi. Ogni mio guadagno, fino all’ultimo soldo, l’ho sempre investito nei miei battelli.»



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